La Gallozza: Storia e Tecnica della Calzatura Popolare

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Nel cuore della collezione del Museo dello Scarpone, la Gallozza occupa un posto d’onore. Non è solo una scarpa, ma il simbolo di un’epoca in cui il Distretto di Montebelluna iniziava a muovere i primi passi verso l’eccellenza mondiale, partendo dalle necessità concrete della vita rurale e quotidiana.

Conosciuta anche con i termini dialettali gallosce, sgialmare o dalmare, questa calzatura ha rappresentato per tutto il XIX secolo la risposta perfetta alle esigenze della popolazione locale, coniugando economia, igiene e resistenza.

Anatomia di una Calzatura Storica

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La Gallozza è un capolavoro di essenzialità artigianale, progettata per affrontare i terreni fangosi e il duro lavoro nei campi:

  • La Suola in Legno: Il tratto distintivo. Realizzata da un unico blocco di legno (solitamente pioppo o salice per la loro leggerezza), ha uno spessore di circa 2-3 centimetri e un tacco integrato. Questa struttura isolava il piede dall’umidità del terreno.
  • La Tomaia in Cuoio: Una copertura robusta che avvolge il piede, fissata alla suola lignea tramite chiodi o borchie.
  • Il Battistrada “Imbroccato”: Per evitare che il legno si consumasse rapidamente a contatto con le pietre, sulla base venivano applicate delle borchie metalliche chiamate “broche”. Negli esemplari più moderni del XX secolo, queste sono state sostituite da inserti in gomma vulcanizzata.

Un Ciclo di Vita Sostenibile

Ciò che rendeva la Gallozza straordinaria era la sua riparabilità. La scarpa aveva una durata media di 5-6 mesi di uso intenso, ma raramente veniva buttata via:

  • Il Mercato del Ricambio: Ogni mercoledì a Montebelluna (o il sabato ad Asolo), i contadini potevano acquistare il solo fusto in legno.
  • Riuso creativo: Una volta consumata la suola, la tomaia in cuoio — ancora integra — veniva staccata e montata su un nuovo fusto di legno. Questo permetteva un risparmio notevole e riduceva gli sprechi.

Valore Storico e Sociale

Documenti d’archivio del 1842 ci raccontano che un giovane calzolaio guadagnava circa 50 centesimi al giorno. La produzione della Gallozza era il motore economico che permetteva alle famiglie del distretto di sostenersi, creando quel “saper fare” artigianale che oggi ritroviamo nelle calzature sportive tecniche più avanzate.

Curiosità: La “Scarpa della Domenica”

Mentre la Gallozza era la compagna instancabile del lavoro, per le festività si usavano scarpe con suole in cuoio. La particolarità? Venivano assemblate con chiodini di legno. Questi, a contatto con l’acqua, si gonfiavano sigillando perfettamente ogni fessura, rendendo la scarpa impermeabile senza l’uso di metalli costosi.